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jzwm_italianabstract_v35n3_2004

Zoo and Wildlife Medicine 35(3) Abstracts

 

Effetti degli immunocontraccettivi della zona pellucida porcina in felidi da zoo

 

Pagine 271-279

Lisa A. Harrenstien, D.V.M., Linda Munson, D.V.M., Ph.D., Dipl. A.C.V.P., Lisa M. Chassy, D.V.M., M.S., Irwin K. M. Liu, D.V.M., Ph.D., and Jay F. Kirkpatrick, Ph.D.

 

 

I metodi di contraccezione sono necessari per la gestione dei felidi da zoo; il contraccettivo piu’comunemente usato (impianto di melenghestrolo acetato) e’ associato a forti reazioni avverse , se usato per lunghi periodi.

I vaccini ricavati dalla zona pellucida porcina (pZP) sono dei promettenti contraccetivi, ma la loro sicurezza non e’ stata ancora testata sui felidi da zoo.

Vaccini pZp sono stati somministrati a 27 felidi rappresentanti 10 differenti specie, fra cui : leone africano (Panthera leo), leopardo asiatico(Panthera pardus),giaguaro (Panthera onca), tigre (Panthera tigris), leopardo delle nevi (Panthera uncia), coguaro ( Felis concolor), lince siberiana (Felis lynx), lince del Canada (Felis canadiensis), serval (Felis serval), lince rossa (Felis rufus), provenienti da 15 differenti zoo.

Durante un periodo di sei settimane, ogni animale ha ricevuto tre iniezioni intra muscolo di 65 µg di pZP con tre diversi adiuvanti: adiuvante completo di Freund (FCA), adiuvante incompleto e carbopolo.

Segni di comportamento estrale sono stati osservati in 14 dei felidi vaccinati.

E’stata, inoltre, osservata un’elevatissima incidenza di reazioni avverse tra cui: tumefazione del sito d’inoculo, zoppia, tumefazione dell’arto o ascessualizzazione (lesioni rilevate anche contemporaneamente) in 5 felidi dopo iniezione con FCA come adiuvante iniziale.

In 4 soggetti sono anche state osservate reazioni comportamentali avverse, tra cui incremento dell’irritabilita’e dell´aggressivita’.

La produzione di anticorpi sierici contro pZP e’ stata valutata in 6 felidi per 12 mesi dalla prima vaccinazione; in tutti i soggetti e´stata rilevata presenza di anticorpi anti pZP.

Il picco anticorpale e´stato rilevato tra 1-4 mesi dall’inizio delle somministrazioni, due animali hanno mantenuto livelli elevati di anticorpo per un periodo superiore ai 12 mesi dopo la prima iniezione.

Tutti i felidi vaccinati sono stati ovarioisterectomizzati 3-13 mesi post- vaccinazione.

In tutti gli animali trattati la follicologenesi era presente.

All´esame istologico, non sono stati rilevati segni di danno infiammatorio alle ovaie.

L’efficacia contraccettiva non e’stata specificatamente testata in questo studio; tuttavia, 2 di 3 felidi in contatto con un maschio intero, sono risultate gravide, una delle quali ha portato a termine la gravidanza partorendo cuccioli sani.

 

Parole chiave: Panthera sp., Felis sp., contraccezione, adiuvante di Freund, immunocontraccezione, zona pellucida.

 

Fibrosi delle isole pancreatiche nell’ irace delle rocce (Procavia capensis), seconda parte : anatomia patologica, immunoistichimica e microscopia elettronica

Pagine  280-291

Michael M. Garner D.V.M., Dipl. A.C.V.P., Kathryn C. Gamble D.V.M., M.S., Dipl. A.C.Z.M., James T. Raymond, D.V.M., M.S., Dipl. A.C.V.P., Thomas P. Alvarado D.V.M., M.S., John W. Wojcieszyn, Ph.D., Robert W. Nordhausen, M.A.

 

 

 

La fibrosi delle isole pancreatiche con vari gradi di iperplasia delle isole e’stata diagnosticata istologicamente in 19 iraci delle rocce provenienti da 7 parchi zoologici.

Un gruppo esemplari proveniva da una linea genealogica comune.

La condizione era associata ad apparente iperglicemia in 7 animali e a diabete mellito in altri 2.

L’esame immunoistochimico ha rivelato iperplasia delle cellule beta, alfa e delta, in proporzione al grado di fibrosi.

Un esame piu´approfondito al microscpio elettronico ha rilevato deposizione di fibre collagene e fibroplasia in sede peri e para insulare.

Non e´stata invece rivelata la presenza di sostanza amieloide sia con colorazioni speciali che con la microscopia elettronica. In nessun esemplare e´stata osservata deplezione delle cellule beta.

Le caratteristiche morfologiche delle lesioni osservate riportano alla fibrosi delle isole pancreatiche presente in bambini nati da madri diabetiche.

 

Parole chiave :irace delle rocce, Procavia capensis, pancreas, diabete mellito, immunoistochimica, microscopia elettronica.

 

Patologia renale in scimmie urlatrici nere (Alouatta caraya): studio retrospettivo.

Pagine 292-302

Deidre K. Fontenot, D.V.M., Christopher R. Gregory, D.V.M., Ph.D., and Nadine Lamberski, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M.

 

 

In sei esemplari adulti di scimmie urlatrici nere (Alouatta caraya) in un gruppo di 15 residenti nello stesso parco zoologico e´stata diagnosticata una patologia renale.

In tutti i casi il decorso della patologia e´stato simile.

Ad un eta’media di 14,8AA (±2,9) sono state rilevate le prime alterazioni dei parametri ematologici come aumento dell’azotemia, in 4 casi (66,6%) non associato a sintomatologia clinica.

I primi segni clinici si osservavano intorno ai 17 AA (±4,7).

Tutti gli esemplari sono stati eutanizzati a circa 18 AA(±4,7) per un peggioramento della sintomatologia clinica dopo un periodo di malattia di 2,83 AA (±1,6).

In 4 casi (66,6%), l’innalzamento dell’azotemia era stato documentato prima dell’apparire dei sintomi di malattia renale.

Nell’esame postmortem si osservavano nefrite tubulo interstiziale cronica con sclerosi glomerulare secondaria in tutti i casi.

 Ad un´analisi retrospettiva condotta in altre 15 fra 20 instituzioni statunitensi in possesso di esemplari di Alouatta caraya la prevalenza di malattia renale e´ risultata del 15.1% ma con una prevalenza di glomerulonefrite ed alterazione dei valori clinicopatologici superiore e significativa.

 

Parole chiave : patologia renale, primate, scimmie urlatrici nere, Alouatta caraya, nefrite interstiziale, sclerosi glomerulare.

 

 

Uso in campo dell’ isofluorano ed apparecchiature per l’anestesia inalatoria in medicina degli animali selvatici

Pagine 303-311

John C. M. Lewis, Vet.M.B., Ph.D.

 

 

 

 

L’anestesia inalatoria convenzionale delle specie selvatiche nei loro habitat naturali presenta problemi pratici significativi. Pesanti bombole di  ossigeno per  uso medico ,spesso, non sono disponibili in situazioni di campo. L’equipaggiamento e’stato modificato in modo da permettere la distribuzione dell’isofluorano nell’aria, utilizzata come gas portatore, ed avere a disposizione un circuito adattabile per diverse specie animali e a diverse situazioni anestetiche. Studi empirici preliminari hanno dimostrato la comodita’di questa combinazione di tecniche ( a bassa altitudine ed in un range di piccoli mammiferi e uccelli) in pazienti clinicamente normali sottoposti a piccole procedure chirurgiche sia nella fase di induzione che durante l´anestesia chirurgica.

 Questa attrezzatura e’stata anche utilizzata per approfondire e prolungare l’anestesia in molte specie di maggior mole, come grossi primati e grandi felini,dopo induzione con anestetici iniettabili.

 Queste tecniche, in combinazione con la pulsiossimetria per rilevare ipossiemia, forniscono un sistema anestetico inalatorio di campo economico, robusto, trasportabile, che non dipende da gas compressi.

 

Parole chiave : isofluorano, aria, anestesia di campo, primate, carnivoro.

 

 

 

 

Immobilizzazione chimica del pelea di montagna( Pelea capreolus) con carfentanil- xilazina o etorfina-xilazina

 

Pagine 312-319

Lauren L. Howard, D.V.M., Karen S. Kearns, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M., Tracy L. Clippinger, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M., R. Scott Larsen, D.V.M., M.S., Dipl. A.C.Z.M., and Patrick J. Morris, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M.

 

 

 

Dodici esemplari adulti di pelea sono stati anestetizzati utilizzando due diverse combinazioni farmacologiche somministrate per via intramuscolare con un sistema di iniezione a distanza. In sei esemplari sono stati utilizzati 0,4 mg/kg di xilazina con 0,01mg/kg carfentanil ,in altri sei esemplari una combinazione di 0,4 mg/kg xilazina con 0,01 mg/kg di etorfina.

Sono stati registrati: ora di induzione, durata dell´anestesia, parametri della funzionalita´ respiratoria e frequenza cardiaca, temperatura rettale, saturazione di ossigeno, concentrazione di CO2 di fine espirazione (ETCO2), profondita’anestetica, pressione del sangue indiretta, concentrazione dei gas disciolti nel sangue arterioso.

Gli animali non sono stati sottoposti ad intubazione endotracheale ma e’stato somministrato ossigeno per via nasale.

Circa quaranta minuti dopo l’induzione, l’anestesia e’stata antagonizzata con naltrexone e yoimbina.

I parametri della funzionalita´cardiaca erano  maggiormante conservati nel gruppo anestetizzato con carfentanil rispetto al gruppo anestetizzato con etorfina.

La media della saturazione di ossigeno iniziale era tendente all’ipossia in entrambi i gruppi. Durante i primi 15 minuti di anestesia il pH arteriale e’diminuito e la pressione parziale di diossido di carbonio e’ aumentata. Questi dati erano correlati all’acidosi respiratoria e alla diminuita ventilazione.

Nel corso del risveglio i parametri della funzionalita respiratoria, temperatura, saturazione di ossigeno, ETCO2 e pressione sanguigna erano simili nei due gruppi.

Durante i primi 15 minuti di anestesia, i pelea del gruppo carfentanil rispondevano maggiormente agli stimoli rispetto agli esemplari anestetizzati con la combinazione xilazina-etorfina.

Dopo la somministrazione degli antagonisti, il tempo di risveglio degli animali del gruppo etorfina e´stato significativamente piu’breve rispetto al gruppo trattato con carfentanil. Sebbene i parametri cardiopolmonari fossero simili nei due gruppi, i pelea del gruppo carfentanil erano in uno stadio piu’ superficiale, ed alcuni di questi hanno richiesto una contenzione sia manuale che  chimica addizionale.

In conclusione, e’ maggiormente raccomandabile per l´immobilizzazione di un palea adulto in cattivita’ l´uso di un associazione di  0.01 mg/kg etorfina e 0.4 mg/kg xilazina rispetto a 0.01 mg/kg carfentanil e 0,4 xilazina per l´ anestesia qualitativamente migliore e per il tempo di ricovero piu’breve.

Parole chiave : pelea di montagna, Pelea capreolus, carfentanil, etorfina, xylazina, anestesia, yoimbina, naltrexone.

 

 

Protocollo anestetico xilazina-midazolam-ketamina contro medetomidina-

midazolam-ketamina in tigri siberiane in cattivita’(Panthera tigris altaica)

Pagine 320-327

Thomas G. Curro, D.V.M., M.S., Danelle Okeson, D.V.M., Dawn Zimmerman, D.V.M., Douglas L. Armstrong, D.V.M., and Lee G. Simmons, D.V.M.

 

 

 

Due agonisti alfa due adrenergici, xilazina e medetomidina , in combinazione con midazolam e ketamina immobilizzano effettivamente e con sicurezza le tigri siberiane ( Panthera tigris altaica). Il protocollo medetomidina permette l’utilizzo di un minor volume di anestetici ed i tempi di induzione e ricovero sono piu’corti.Sono state osservate anomalie cardiopolmonari ma queste non rappresentavano una minaccia per la qualita’dell’anestesia e la salute dell’animale.

 

Parole chiave : tigre siberiana, Panthera tigris altaica, immobilizzazione, medetomidina, atipamezolo, gas disciolti nel sangue, equilibrio acido base.

 

Confronto tra acido etilendiamminotetraacetico di potassio ed litio eparina nei valori ematici nell´iguana (Iguana iguana)

Pagine 328-332

Christopher S. Hanley, D.V.M., Stephen J. Hernandez-Divers, B. Vet. Med., D. Zoo. Med. (Reptilian), M.R.C.V.S., Shay Bush, M.T. (A.S.C.P.), and Kenneth S. Latimer, D.V.M., Ph.D., Dipl. A.C.V.P.

 

 

Sono stati confrontati gli effetti di due anticoagulanti, acido etilenediamminotetraacetico di potassio (EDTA) ed litio eparina, sui valori ematologici nell´iguana (Iguana iguana)

Sono stati effettuati 32 prelievi ematici, da iguane in cattivita´, suddivisi in 3 aliquote : una incubata con EDTA, una con litio eparina, ed una in assenza di anticoagulante.

Su ogni aliquota con anticoagulante e´stata effettuata una completa analisi del sangue, mentre nel sangue intero sono state effettuate esclusivamente la conta totale dei leucociti e la formula leucocitaria.

Differenze significative sono state rilevate tra i campioni contenenti EDTA ed i campioni contenenti eparina, in particolare, nel numero di piastrine, nella conta totale dei leucociti e dei monociti.

L´EDTA non sembra influenzare in modo significativo il volume cellulare o il valore delle proteine nel plasma

Inoltre, la formula leucocitaria ottenuta dai campioni trattati con EDTA presentava valori confrontabili ai risultati ottenuti dai campioni non trattati con anticoagulante.

 

Parole chiave : Iguana Iguana, ematologia, EDTA, litio eparina, analisi completa del sangue, rettile.

 

 

Farmacocinetica dell’enrofloxacina dopo somministrazione di una singola dose orale ed una  endovenosa nell’alligatore americano (Alligator mississipiens)

Pagine 333-340

Kelly E. Helmick, D.V.M., M.S., Mark G. Papich, D.V.M., M.S., Dipl. A.C.V.C.P., Kent A. Vliet, Ph.D., R. Avery Bennett, D.V.M., M.S., Dipl. A.C.V.S., and Elliott R. Jacobson, D.V.M., Ph.D., Dipl. A.C.Z.M.

 

 

 

E’stata determinata la farmacocinetica dell’enroflxacina somministrata sia  per via orale, sia per via endovenosa ad alligatori americani ( Alligator mississipiensis) alla dose di 5 mg/ kg.

Per misurare i livelli di enrofloxacina e del suo metabolita ciprofloxacina nel plasma ,

e’stata utilizzata la cromatografia liquida ad alta prestazione ;la curva della sua concentrazione nel tempo e’stata analizzata usando la tecnica del modello in compartimenti  per i dati della somministrazione endovenosa, e la tecnica del modello senza compartimenti per i dati della somministrazione per via orale.

Il modello a due compartimenti e’risultato migliore per l’interpretazione dei dati della somministrazione endovenosa.

I livelli nel sangue di enrofloxacina sono stati estrapolati dalla media della concentrazione pel plasma fra 4.19±4.23 µg/ml al tempo zero ; la media del farmaco nel sangue si manteneva sopra 1.0 µg/ ml per circa 36 ore.

La distribuzione di enrofloxacina somministrata per via endovenosa nel plasma era di 1.88±0.96 L/kg, con un tempo di semivita medio di 21.05 ore ,ed una stima della clearance dell’organismo intero di 0.047±0.021 L/ ora /kg.

I livelli di enrofloxacina somministrata per via orale sono rimasti sotto 1.0 µg/ml in tutti gli animali testati, con una media della concentrazione stimata tra 0.08 e 0.50 µg/ml durante tutto l’esperimento. La somministrazione via orale di enrofloxacina ha raggiunto una media massima di concentrazione nel plasma di 0.50±0.27µg/ml fra 55±29 ore post somministrazione , con una semivita di eliminazione di 77.73 ore.

Livelli minimi di ciprofloxacina sono stati rilevati in seguito, sia nella somministrazione per via orale sia in quella endovenosa , e la loro concentrazione non raggiungeva la

concentrazione minima inibitoria per molti microrganismi sensibili.

Sulla base di questo studio , l’enrofloxacina somministrata ad alligatori americani alla dose di 5 mg/kg per via endovenosa si mantiene nel plasma a concentrazioni tali da approssimare la concentrazione minima inibitoria per microrganismi sensibili ( 0.5µg/ml) per 36 ore.

La somministrazione per via orale di enrofloxacina alla stessa dose, non

raggiunge i valori minimi inibitori per microrganismi sensibili.

 

Parole chiave : alligatore americano, Alligator mississipiensis, farmacocinetica, enrofloxacina, ciprofloxacina, orale, antibiotico.

 

Disposizione farmacocinetica di una formulazione di ossitetraciclina a lunga azione dopo una singola dose somministrata sia  per via endovenosa che per via intramuscolare nell’alligatore americano ( Alligator mississipiensis)

Pagine 341-346

Kelly E. Helmick, D.V.M., M.S., Mark G. Papich, D.V.M., M.S., Dipl. A.C.V.C.P., Kent A. Vliet, Ph.D., R. Avery Bennett, D.V.M., M.S., Dipl. A.C.V.S., and Elliott R. Jacobson, D.V.M., Ph.D., Dipl. A.C.Z.M.

 

 

 

E’ stata determinata la farmacocinetica di una preparazione farmacologiaca di ossitetraciclina a lunga azione somministrando una sola dose di 10mg/kg ad esemplari di alligatori americani ( Alligator mississipiensis ) sia per via endovenosa che per via intramuscolare.

I livelli nel plasma di ossitetraciclina sono stati misurati usando la cromatografia liquida ad alta prestazione, e le risultanti concentrazioni correlate alla curva del tempo, sono state analizzate con tecniche basate su modelli compartimentali e non compartimentali.

Il modello a due compartimenti si e’ dimostrato il migliore per i dati provenienti dalla somministrazione endovenosa. La concentrazione di ossitetraciclina nel plasma al tempo zero era di 60.63±28.26mg/ml, raggiungendo livelli di farmaco nel plasma di 2.82±0.71mg/ml alla fine del periodo di raccolta dei campioni (192 ore).

Il volume dell’ ossitetraciclina nel plasma somministrata per via endovenosa era di 0.20±0.09 L/kg, con una semivita di eliminazione media di 15.15 ore ed una media della clearance totale dell’ organismo di 0.007± 0.002 L/ora/kg.

La somministrazione per via intramuscolare di ossitetraciclina ha raggiunto un picco della concentrazione nel plasma di 6.85±1.96mg/ml alla fine del periodo di raccolta dei campioni(192 ore). La media della semivita di eliminazione per l’ossitetraciclina somministrata per via intramuscolare era di 131.23 ore.

Basandoci sui risultati dello studio, la preparazione di ossitetraciclina a lunga azione somministrata per via parenterale ad alligatori americani alla dose di 10 mg/kg si mantiene nel plasma a concentrazioni al di sopra della concentrazione minima inibitoria per microrganismi sensibili (4.0 mg/ kg) per 5 giorni.

 

Parole chiave : alligatore americano, Alligator mississipiensis, farmacocinetica, ossitetraciclina a lunga azione, parenterale, antibiotico.

 

 

Effetti dell’ozonizzazione sulla speciazione dello iodio dissolto in acqua di mare artificiale

Pagine  347-355

Johanna Sherrill, D.V.M., M.S., Brent R. Whitaker, M.S., D.V.M., and George T. F. Wong, Ph.D.

 

 

 

I pesci hanno bisogno di iodio nella sua isoforma  di ioduro per la sintesi di triodiotironina e tiroxina.

E’ stata misurata la concentrazione di iodio nell’acqua marina artificiale nelle sue varie isoforme chimiche in acquario fornito  di schiumatoio di proteine , che lavorava inizialmente solo ad aria, raggiungendo potenziali di ossido-riduzione tipici (400mV) ; in seguito grazie all’ ozonizzazione, raggiungeva gli 800mV.

Le isoforme di iodio sono state anche misurate in sistemi di acquari piu’grandi , ricircolanti e sottoposti ad ozonizzazione che registravano una bassa incidenza di lesioni tiroidee nei pesci che conteneva (tiroidite, iperplasia,adenoma e adenocarcinoma).

Con un’ esposizione crescente all’ ozono, decrescevano le concentrazioni di ioduro e di ioduro organico dissolto (DOI), mentre aumentavano i livelli di iodato.

Dal risultato dopo esposizione a 400mV, la concentrazione di ioduro si abbassava a meno della meta’ della quantita’ trovata in acqua di mare artificiale.

Dopo esposizione a 800mV , i valori iniziali di ioduro decrescevano del 65%, DOI arrivava a livelli non individuabili , ed invece i livelli della concentrazione di iodato aumentavano fino al 155%, senza un cambiamento significativo della concentrazione di iodio.

Questi risultati dimostrano le conversioni indotte dall’ozono sulle varie isoforme di iodio : da ioduro a iodato, da DOI a iodato e/o ioduro.

I livelli di ioduro e DOI non raggiungevano livelli misurabili nei campioni di acqua prelevati dal sistema di acquari utilizzato per lo studio.

In un sistema di acquari marini ozonizzati e’ indispensabile il monitoraggio delli isoforme di iodio che, come dimostrato , puo’ essere alterato dall’aggiunta di ozono. Pertanto viene consigliata la supplementazione di ioduro nella dieta o nell’acqua in acquari marini contenenti teleostei o elasmobranchi.

 

Parole chiave : pesce, acqua di mare artificiale, iodio, ozono, patologia tiroidea, gozzo.

 

 

 

Valutazione ultrasonografica dei reni nell’oncilla o gatto tigre ( Leopardus tigrinus)

Pagine 356-360

 

Georgea Bignardi Jarretta, D.V.M., Pedro Primo Bombonato, D.V.M., Ph.D., and Marcelo Alcindo de Barros Vaz Guimarães, D.V.M., Ph.D.

 

 

 

L’ultrasonografia e’ usata comunemente in medicina veterinaria per esaminare l’anatomia e la fisiologia di organi interni, e per stabilire misurazioni standard per specie animali esotiche.

I reni possono essere valutati misurando lunghezza, larghezza e altezza.

Sono stati esaminati i reni di 33 esemplari di oncilla o gatto tigre ( Leopardus tigrinus),20 maschi e 11 femmine ; gli organi sono stati opportunamente localizzati, caratterizzati e misurati con una sonda lineare 7,5 MHz in due diversi parchi zoologici a San Paulo, Brasile.

Il volume renale e’ stato calcolato a partire da queste misure lineari.

Fra la media delle misure lineari e il volume del rene destro e sinistro non c’ erano differenze significative.

 

Parole chiave : ultrasuoni, rene, Leopardus tigrinus, felida.

 

 

 

Fibrosi delle isole pancreatiche in irace delle rocce ( Procavia capensis) , prima parte : storia clinica, patologia clinica ed epizooziologia

Pagine  361-369

Kathryn C. Gamble D.V.M., M.S., Dipl. A.C.Z.M., Michael M. Garner D.V.M., Dipl. A.C.V.P., Laura Krause R.V.T., and Thomas P. Alvarado D.V.M., M.S.

 

 

 

Dal 1997 al 2000 allo zoo di Dallas e’ stato diagnosticato il diabete mellito spontaneo in due femmine di irace delle rocce ( Procavia capensis), mentre in un terzo animale non e’ mai aumentato il valore della glicemia, nonostante presentasse segni clinici simili agli altri due.

Tutti e tre gli animali erano affetti da fibrosi delle isole pancreatiche (PIF).

Un esame retrospettivo delle cartelle cliniche di iraci delle rocce acquistati da una collezione nata tra 1991 e 2002, ha permesso di identificare altri otto animali affetti da PIF.

Tutti gli animali malati, tre maschi e otto femmine, avevano tra 1  e 7 anni di eta’ ;alcuni presentavano segni clinici vaghi  come feci molli e pelo ispido, altri mostravano forti sintomi di malattia acuta, in altri ancora e’stata solo registrata  la morte improvvisa.

I dati clinicopatologici di sette animali erano disponibili prima dell’ inizio palese dei sintomi e rivelavano aumento delle concentrazioni seriche di creatininfosfochinasi , amilasi e lipasi , ed in sei era presente anche iperglicemia.

La valutazione del pedigree non era compatibile con un pattern familiare di PIF.

Passando in rivista gli esami istopatologici da altre nove collezioni zoologiche che avevano registrato morti di iraci durante il periodo di studio, sono state individuate altre sei istituzioni con altri 12 casi, geneticamente non in relazione con la collezione di animali in esame.

L’ istopatologia e la sierologia virale facevano escludere la possibile eziologia infettiva.

La ricerca nel siero di anticorpi contro le isole o contro l’insulina permetteva di escludere il gruppo delle malattie autoimmuni ; nessuno degli animali aveva subito esposizione a sostanze tossiche. Le analisi nutrizionali, seppur limitate, non supportavano una base nutrizionale sufficiente a giustificare questa condizione, l’ eziologia della PIF rimane quindi sconosciuta.

 

Parole chiave : irace delle rocce, Procavia capensis, pancreas, isole del Langerhans, patologia, diabete mellito.

 

 

Carcinoma delle cellule di transizione in quattro esemplari di gatto pescatore ( Prionailurus viverrinus)

 

Pagine 370-380

Meg Sutherland-Smith, D.V.M., Catherine Harvey, D.V.M., Dipl. A.C.V.P., Mark Campbell, D.V.M., Denise McAloose, V.M.D., Dipl. A.C.V.P.,  Bruce Rideout, D.V.M., PhD., Dipl. A.C.V.P., and Patrick Morris, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M.

 

 

E’ stato diagnosticato il carcinoma delle cellule di transizione  (TCC) della vescica urinaria in quattro gatti pescatore ( Prionailurus viverrinus) provenienti da una linea comune. Il segno clinico comune in ciascun caso era ematuria persistente, senza risposta ad alcun tipo di terapia. La cistotomia e la biopsia hanno permesso la diagnosi antemortem in tre dei gatti pescatore, prima dell’ eutanasia effettuata a causa della progressione dei segni clinici. La diagnosi e’ stata confermata nei quattro animali dall’ esame postmortem.

L’ematuria e’ temporaneamente aumentata in una dei gatti in cui la diagnosi era stata fatta antemortem ed era stato trattato con piroxicam e carboplatino.

I tentativi per cercare di isolare un herpesvirus in due dei gatti affetti da TCC sono falliti.

Il quadro istopatologico del TCC era simile a quello descritto per altre specie.

Metastasi polmonari sono state osservate durante l’autopsia in un solo caso ; non sono state osservate metastasi negli altri tre.

Il TCC della vescica urinaria sembra prevalere nei gatti pescatorerispetto ad altre specie di felidi, domestici e non.

 

Parole chiave : carcinoma delle cellule di transizione, vescica urinaria, gatto pescatore, Prionailurus viverrinus, chemioterapia.

 

 

Myxosporidiasi renale in rana asiatica (Megoprhys nasuta)

Pagine 381-386

Ann E. Duncan, D.V.M., Michael M. Garner, D.V.M., Dipl. A.C.V.P., Jerri L. Bartholomew, Ph.D., Tim A. Reichard, D.V.M., and Robert W. Nordhausen, M.A.

 

 

Sono state osservate myxosporidiasi renale e lesioni ad essa secondarie in rane asiatiche (Megophyrs nasuta) all’ Istituto Zoologico di Detroit (Michigan) e allo Zoo di Toledo (Ohio).

Il microrganismo e’ stato identificato come Chloromyxum sp. Sulla base di analisi istopatologiche, citologiche e grazie alla microscopia elettronica. Le alterazioni istologiche renali includevano dilatazione dei tubuli renali di vario grado e necrosi, nefrite tubulo interstiziale non suppurativa da lieve a severa, associata a stadi vegetativi del myxosporidio.

Questo e’ il secondo caso conosciuto di identificazione di Chloromyxum sp. In rene di anfibi, ed il primo di morte riportato, attribuito primariamente al parassita.

 

Parole chiave: rana asiatica, Megoprhys nasuta, myxosporidio, Chloromyxum.

 

 

Sorveglianza sierologica di una colonia di uisiti in cattivita’ (Callithrix jaccus) dopo infezione con virus herpes simplex simile tipo1

Pagine 387-390

Jean-Michel Hatt, PD Dr. Med. Vet., M. Sc., Paula Grest, Dr. Med. Vet., Horst Posthaus, Dr. Med. Vet., Walter Bossart, PD, Dr. Phil.

 

 

 

Un focolaio di herpes virus ha causato la morte di 4 uisiti ( Callithrix jaccus) in una colonia privata, composta da 5 esemplari. Le lesioni includevano gengivite ulcerativa acuta, glossite, aumento di volume dei linfonodi mandibolari.

Istologicamente tutti  mostravano meningoencefalite ed eosinofilia con inclusioni intranucleari nei neuroni e cellule gliali.

Colture cellulari insemenzate con prelievi provenienti dal tessuto cerebrale dei soggetti, hanno rivelato la presenza di un virus herpes simplex simile di tipo 1 o un virus strettamente connesso ( immunofluorescenza).

Test sierologici ( fissazione del complemento) indicavano che la femmina adulta sopravvissuta restava sierologicamente positiva per piu’ di quattro anni e che la sua prole era negativa. La piu’ attendibile fonte dell’ infezione era il proprietario che nutriva e maneggiava la prole con le mani. 

 

Parole chiave : uisiti, Callithrix jacchus, herpes simplex virus, sierologia.

 

 

Uso della tomografia computerizzata per la visualizzazione del Crassicauda grampicola in un grampo o delfino di Risso ( Grampus griseus)

pagine 391-394

Paolo Zucca, D.V.M., Ph.D., Giovanni Di Guardo, D.V.M., Dipl. E.C.V.P., Roberto Pozzi-Mucelli, M.D., Dino Scaravelli, Biol., and Marco Francese, Biol.

 

 

Un esemplare adulto di grampo ( Grampus griseus) si e’ arenato sulla costa del Friuli Venezia Giulia, nord est Italia, nel maggio 2001.

Spesso si osserva un’infezione parassitaria causata dal Crassicauda grampicola che colpisce principalmente le bolle timpaniche ed i seni pterigoidei in molti dei grampi ritrovati nella stessa area. Per questa ragione, il grampo e’ stato sottoposto a tomografia computerizzata della testa,nel tentativo di mettere a punto un protocollo valido per la diagnosi antemortem di crassicaudosi in delfini.

Un completo esame postmortem ha poi confermato i ritrovamenti anatomopatologici osservati nella scansione della tomografia computerizzata.

Questa tecnica puo’ essere considerata come utile mezzo per la diagnosi di crassicaudicosi in delfini vivi.

 

Parole chiave : tomografia computerizzata,(CT), Crassicauda grampicola, Grampus griseus.

 

Valutazione dell’ivermectina nel plasma dopo somministrazione di dosaggi standard per via sottocutanea nel lama (Lama glama)

 

Pagine 395-396

Tanya H. Burkholder, D.V.M., James Jensen, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M., Hong Chen, M.S., Katherine Junkins, D.V.M., Jenifer Chatfield, D.V.M., and Dawn Boothe, D.V.M., Ph.D.

 

 

In questo studio sono stati esaminati I livelli di plasma dell’ ivermectina in 5 lama ( Lama glama) dopo una singola iniezione sottocutanea di 200mg/kg  utilizzando la cromatografia liquida ad alta prestazione. I livelli di ivermectina non erano individuabili nei campioni di plasma prelevati quattro settimane dopo la somministrazione, suggerendo quindi che il dosaggio utilizzato non e’ sufficiente per raggiungere concentrazioni terapeutiche in questa specie.

 

Parole chiave : ivermectina, lama, Lama glama, farmacocinetica, parassiti.

 

Diagnosi e terapia di presunta pielonefrite in un elefante asiatico (Elephas maximus)

Pagine 397-399

Carlos R. Sanchez, D.V.M., M.Sc., Suzan Murray D.V.M., Dipl. A.C.Z.M., Richard J. Montali D.V.M., Dipl. A.C.V.P., Dipl. A.C.Z.M., and Lucy H. Spelman, D.V.M., Dipl. A.C.Z.M.

 

 

 

Un elefante asiatico (Elephas maximus), femmina, di 37 anni, presentava anoressia, irrequietezza, urine scure. Le analisi delle urine mostravano ematuria, leucocituria, isostenuria, proteinuria, presenza di casts granulari e assenza di ossalato di calcio.

Le analisi del sangue rivelavano un aumento dell’azotemia. L’urinocoltura rivelava ua pura crescita di Streptococcus zooepidemicus resistente al trimetoprim-sulfametossazolo, ma sensibile alle cefalosporine. E’ stata quindi fatta una diagnosi presuntiva di pielonefrite sulla base delle analisi del sangue, delle urine ed urinocoltura.

L’elefante e’ stato trattato conn ceftiofur per via endovenosa e sono stati somministrati fluidi sia per via rettale che endovenosa.

L’attitudine dell’animale e l’appetito sono tornati normali , i parametri alterati nel sangue sono rientrati nella norma, i cristalli urinari di ossalato di calcio sono riapparsi dopo la terapia ; tutti questi dati supportavano quindi la diagnosi presuntiva.

L’ultrasonografia ha rivelato un anormale profilo dei due reni con iperecogenicita’ del parenchima e leiomiomi multipli nell’utero.

 

Parole chiave : ematuria, elefante asiatico, Elephas maximus, pielonefrite, cristalli di ossalato di calcio.

 

 

Knemidokoptes in una poiana di Swainson, Buteo swainsoni

Pagine 400-402

David S. Miller, M.S., D.V.M., Glenda F. Taton-Allen, B.S., M.S., and Terry W. Campbell, D.V.M., Ph.D

 

Un esemplare maschio di poiana di Swainson ( Buteo swainsoni)  si presentava con una severa incrostazione della pelle sia sulla superficie mediale delle cosce, sia nelle zone caudali e ventrali del corpo.

Maschi e femmine dell’acaro knemidokoptes sono stati trovati su una preparazione di cellophan applicata sull’ area infetta.

La sintomatologia clinica e’ scomparsa dopo terapia con ivermectina somministrata in dose di 200mg/kg per via intramuscolare, ogni dieci giorni per tre volte.

 

Parole chiave : Knemidokoptes, Buteo swainsoni, poiana di Swainson, ivermectina.

 

 

Malformazione del canino mascellare permanente in seguito a frattura incompleta nel cinghiale (Sus scrofa L.)

Pagine  403-405

Dean Konjević, D.V.M., Uwe Kierdorf, Ph.D., Dr. habil., Frank J. M. Verstraete, D.V.M., M.V.M., Dipl. A.V.D.C., Dipl. E.C.V.S., Dipl. E.V.D.C., Zdravko Janicki, D.V.M., Ph.D., Alen Slavica, D.V.M., Ph.D., Tomislav Keros, D.V.M., and Krešimir Severin, D.V.M.

 

E’ stata osservata frattura incompleta intralveolare e malformazione della parte apicale del canino mascellare permanente sinistro in un chinghiale maschio adulto (Sus scrofa L.).

La frattura incompleta e le sue conseguenze hanno prodotto una massa irregolare di tessuto di riparazione che ha provocato la formazionedi due apici finali del dente in crescita.

 

Parole chiave : cinghiale, Sus scrofa, zanna, frattura incompleta,malformazione apicale.

 

 

Teratoma retroperitoneale in una moffetta ( Mephitis mephitis)

Pagine 406-408

John S. Munday, B.V.Sc., Dipl. A.C.V.P., Steve E. Fairchild, D.V.M., and Cathy A. Brown, V.M.D., Dipl. A.C.V.P.

Una moffetta di quattro anni (Mephitis mephitis) ha sviluppato una massa retroperitoneale (11-x7-x7 cm)caudalmente al rene sinistro.

La massa e’ stata escissa chirurgicamente e sulla base di analisi istologiche ed immunoistochimiche, e’ stato diagnosticato un teratoma benigno.

Sei mesi dopo, una massa istologicamente simile e’ stata escissa nella stessa zona, ed e’ stata considerata come una recidiva del tumore.

La moffetta moriva 16 mesi dopo, senza piu’ recidive.

La completa escissione del tumore si e’ dimostrata risolutiva in questo caso, trattandosi di un tumore benigno. In ogni caso nella diagnosi differnziale delle masse addominali nella moffetta, si consiglia di tenere sempre in considerazione il teratoma extragonadale.

 

Parole chiave : neoplasia, moffetta, teratoma, Mephitis mephitis, patologia.

 

 

Myastenia gravis in un orso polare (Ursus maritimus)

Pagine 409-411

David E. Kenny, V.M.D., Jeffery Baier, D.V.M., Felicia Knightly, D.V.M., Daniel Steinheimer, D.V.M., Dipl. A.C.V.R., David M. Getzy, D.V.M., Dipl. A.C.V.P., and G. Diane Shelton, D.V.M., Ph.D. 

 

 

Un orso polare ( Ursus maritimus) femmina, di 16 anni, multipara, sviluppava unadebolezza acuta di un arto. L’esame fisico ed itest diagnostici includevano : emogramma, biochimica del siero, elettroliti, esami radiografici, mielogramma.

I risultati non suggerivano alcuna diagnosi definitiva.Non era stato osservato nessun miglioramento durante i 4 giorni di cure intensive di supporto, l’animale quindi e’ stato sottoposto ad eutanasia.

Una massa ovoidale si presentava nel mediastino anteriore, confermata istologicamente come un timoma.

Grazie alla radioimmunoassay immunoprecipitazione e’ stato osservato un elevato contenuto di anticorpi contro i recettori per l’aceticolina (AchR), 0,13±0,06 nmol/l , dato che e’ diagnostico per la myasthenia gravis in alter specie.

Anche se la quantificazione dell’ anticorpo AchR non e’ ancora stata validata nell’orso polare, confidiamo nella diagnosi postmortem di myastenia gravis, che e’ comunemente associata a timoma in altre specie.

 

Parole chiave :orso polare, Ursus maritimus, myastenia gravis, timoma, AchR.

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